Mini Cooper: l’auto con una marcia in più

Oggi parliamo di un’auto che non ha certo bisogno di presentazioni. Un’auto che è entrata nel cuore di milioni di persone in tutto il mondo, una vettura che ha scritto la storia e continua a riscuotere un successo planetario. Di chi stiamo parlando? Ovviamente di Sua Maestà Mini Cooper, la piccola inglesina tutto pepe nata il 26 agosto del 1959.

Scopriamo insieme alcuni tra i modelli più importanti che hanno caratterizzato la lunga vita della berlina britannica, dagli anni Cinquanta ad oggi. 

Mini Minor 850

Fu il primo modello prodotto. Venne commercializzata nel 1959 con due marchi, Austin e Morris e, conseguentemente, con due diverse denominazioni: Austin Seven e Morris Mini Minor. Il successo non fu immediato, soprattutto perché bisognava abituarsi a quelle forme così particolari, ma progressivo nel corso del tempo.

 

L’anno seguente vennero introdotte le versioni familiari passo allungato portellone a doppio battente e listelli in legno. Solo nel 1961 la gamma si allargò con l’arrivo della Cooper 1000 che, grazie a due carburatori, raggiunse quota 55 cavalli.

1964: arriva la prima Cooper S

Nel 1964 fece il suo ingresso nel mercato la prima Morris Cooper S dotata di un motore 1071 cc da 70 cavalli, un rapporto alesaggio per corsa di 70,6 x 68,26 mm, distribuzione a valvole in testa con aste e bilancieri.

 

Lunga 305 cm, larga 140 cm, alta 135 cm e un passo di 203 cm. Aveva un peso di 635 kg e toccava una velocità massima di 160 km/h. Cambio a quattro rapporti e frizione monodisco a secco.

 

Sapientemente modificata ed elaborata, la Cooper entrò in punta di piedi nel mondo dei Rally, dove riuscì ad ottenere storiche vittorie in breve tempo. Numerosi furono i trionfi ottenuti a Montecarlo e al Rally dell’Acropoli. 

1967: arriva la seconda generazione chiamata MK2

La nuova serie contava su pochi cambiamenti a livello estetico, tra cui la mascherina anteriore, il lunotto e i fari posteriori. Visto il crescente successo, la British Leyland – nuova denominazione della BMC – decise di creare un vero e proprio marchio con Mini, decretando la fine della doppia denominazione Austin e Morris.

 

Nel 1969 arrivò la Clubman, diversa per frontale e interni – e la Clubman Estate, versione familiare più spaziosa e dal design armonioso.

1970: arriva la terza generazione chiamata MK3.

La Cooper MK3 cambiò sostanzialmente dal punto di vista stilistico, pur mantenendo invariata la propria anima più profonda. I vetri scorrevoli vennero sostituiti dai più classici discendenti. Via le cerniere delle portiere esterne, cambiata la gamma dei colori e dei motori: 848 cc da 37 cavalli, 1.0 da 55 cavalli per la Cooper e 1.3 da 76 avalli per la Cooper S.

1990-1996: Mini a produzione Rover

Nuovo motore da 61 CV, cambio a quattro rapporti sincronizzati e velocità massima di 152 km/h. Dimensioni e passo rimasero inalterati, con gomme 12 pollici e pneumatici 145/70 R12.

 

Nel 1997 ci fu il passaggio del marchio sotto il colosso BMW e, solo nel 1998, la Casa tedesca iniziò a dettare le linee guida per la realizzazione della nuova auto. Dopo la presentazione di quindici diverse tipologie di design, venne scelto quello di Frank Stephenson, che identificava la nuova Mini come una city car.